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Tappa #6 y final

Nevica, nella “città dei tre fiumi”. Gli abitanti ci tengono, a questa cosa, a dirti di Passau, “l’unica città al mondo costruita così”, dove il Danubio riceve le acque dall’Ilz, poco prima di unirsi all’Inn e proseguire poi il suo corso verso le grandi capitali orientali.
Nevica e noi camminiamo lenti, sul lungofiume, a caccia della fotografia giusta che però questa volta non arriva. La fotografia, infatti, molte volte non la si trova, ma si fa trovare, viene lei, da sola, a bussare alla tua porta. Capita, ma non sempre. Oggi è una di quelle volte.
Così ci fermiamo alla fine della banchina. Su questo fiume, Claudio Magris ha scritto qualcosa che ci pare appropriato per la fine del nostro viaggio e cioè che “la vita può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev’essere vissuta guardando avanti – ossia verso qualcosa che non esiste”. Il senso del confine è esattamente questo. Il nostro percorso – iniziato quasi tre anni fa – vorrebbe renderne conto: i confini che abbiamo incontrato non sono solo quelli politici o geografici, ma anche quelli interiori, i muri, le barriere che costruiamo da soli, sovente perché abbiamo paura, paura prima di tutto del futuro. O perché non ne sappiamo leggere in anticipo le tracce. Ci siamo imbattuti in chi compie la traversata della propria vita – fuggendo da qualcosa che non può essere narrato con sufficienza (la fame, la miseria, spesso la guerra) – lasciandoci toccare da queste vite, non solo per il loro evidente drama, ma soprattutto perché tramite quelle storie, certe storie, abbiamo pensato che potesse diventare più chiaro – prima di tutto a noi stessi – chi siamo, qual è il senso del nostro essere e del nostro essere europei.
Europe, around the borders” non sarà un lavoro sui migranti. Ma vorrebbe essere un lavoro su dove siamo. Su dove vogliamo andare. Soprattutto, su cosa vogliamo essere. Nei secoli abbiamo costruito e distrutto stati e confini, inventato lingue e culture e causato la loro distruzione. Abbiamo accolto e abbiamo respinto. Abbiamo fatto la guerra e abbiamo fatto l’amore. Siamo vecchi. Ma siamo anche giovani. Abbiamo percorso l’Europa nei quattro angoli, in questo tempo, che è il nostro tempo.
Oggi è finito il viaggio e ne ricomincia subito un altro, in cui proveremo a raccontare ciò che pensiamo di aver capito.

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